Giuseppa Licciardello

La nonnina dei Bersaglieri

La sezione di Acireale da me rappresentata vuole chiudere un anno eccezionale pieno di tante iniziative e di innumerevoli sodddisfazioni rendendo omaggio alla signora Giuseppa Licciardello vedova Patane’.

Il figlio Prof. Antonio Patane’ ci ha voluto regalare un sunto della sua vita contornata di gioie e dolori che attraversano 140 anni della nostra amata Patria.

Ci ha donato delle foto storiche della nonnina e dei suoi cari bersaglieri.

La sua vita deve essere di esempio a tutti bersaglieri e non. Io che ho avuto la fortuna di conoscerla e parlarLe mi sento lusingato , fortunato e consentitemelo folgorato dal suo carisma.

Bers. Ten. Rosario Leonardi
Presidente Associazione Nazionale Bersaglieri sez. Acireale

CIRCONDATA AMOREVOLMENTE DAI SUOI CARI E’ DECEDUTA A FLERI (CT), GIUSEPPA LICCIARDELLO “ LA NONNINA DEI BERSAGLIERI”

Domenica 29 ottobre 2017, alla veneranda età di quasi 102 anni, è deceduta a Fleri (Catania) Giuseppa Licciardello, figlia, moglie e madre di Bersaglieri di diverse generazioni.

Era una donna di altri tempi, ma moderna nel pensiero, forte e sana come una antica quercia etnea, semplice, intuitiva, ironica, caritatevole, di fede profonda, di grande senso pratico ed infinita saggezza, che aveva dedicato la sua intera esistenza agli affetti familiari e al lavoro.

Nata ad Acireale il 30 gennaio 1916, ottava di 10 figli, era figlia di Domenico, classe 1877, arruolato a gennaio 1898 nel glorioso e pluridecorato II Reggimento Bersaglieri di stanza in tempi diversi a Como, Livorno e poi Roma.
Il Licciardello, uno dei primi bersaglieri di leva di Acireale, era stato poi richiamato in servizio ed aveva partecipato alle fasi iniziali del primo conflitto mondiale, ma essendo già di 38 anni e padre di 8 figli, era stato mandato in retrovia e poi era stato esonerato dal servizio sul fronte ed assegnato alla Legione Territoriale di Catania.

Anni dopo, nel 1933, fu colpito probabilmente da “angina pectoris” e mal curato morì prematuramente dopo due giorni di straziante agonia. Giuseppa, terza figlia, sposò nel gennaio 1951 il mastro artigiano di Fleri Alfio Patanè classe 1908, arruolato nel 1929 – 30 nel X Reggimento (costituito nel 1871 e sciolto dopo il 1943, e conosciuto come il RGT degli atleti), di stanza a Palermo come bersagliere ciclista.
Tale Reggimento, per le notevoli capacità dimostrate nelle varie manovre dai suoi battaglioni ( XVI, XXXIV, XXXV e XXXVI), fu ben presto aggregato ai reparti dei Carabinieri Reali e della P.S. nella lotta alla mafia messa in atto dal Capo del Governo Benito Mussolini ed affidata con pieni poteri al Prefetto Cesare Mori.
Alfio Patanè partecipò alla campagna con il suo battaglione, sino a quando le cosche mafiose di Petralia e dintorni furono sgominate e neutralizzate con l’arresto e la reclusione nei vari penitenziari dei loro principali elementi, sia a livello di capi che di gregari.
In seguito alcuni battaglioni del Reggimento furono utilizzati alternativamente per la custodia esterna del Carcere Ucciardone di Palermo, dove si trovavano rinchiusi detenuti di altissimo spessore e livello criminale.
Patanè fu partecipe di questo secondo compito, anche se non ne aveva un ricordo molto positivo, come amava raccontare spesso, mentre ricordava benissimo le varie fasi delle operazioni antimafia sul territorio palermitano dirette con grande sagacia tattica dal Prefetto e dai suoi principali collaboratori.

All’entrata dell’Italia nella II Guerra Mondiale (10 giugno 1940) Alfio Patanè, all’età di 33 anni, fu richiamato sotto le armi e seguì le sorti dei vari btg costieri (XXXV, LXXIII e LXXXIV) del suo Reggimento spediti nelle parti meridionali dell’Isola a fronteggiare l’invasione alleata.
Dopo l’8 settembre 1943 fu preso dai Tedeschi e con tanti altri soldati, fu portato verso l’imbarcadero di Messina su di un camion.
Prima di arrivare nella città dello Stretto, il veicolo con i militari italiani, di fatto ormai prigionieri di guerra, rallentò la sua corsa perché la via era ostruita da moltissimi veicoli tedeschi in ritirata ordinata. Di questo fatto improvviso e fortuito, approfittarono subito parecchi militari di diverse specialità che si buttarono fuori dal camion e si diedero alla fuga nei boschi sovrastanti la città di Messina.
Il Patanè, dopo diverse settimane di difficili peregrinazioni sui Monti Peloritani, riuscì a raggiungere il suo paese dove si presentò alle autorità militari che, in considerazione della sua età e dello sviluppo delle azioni belliche nell’Isola, lo mandarono a casa in congedo temporaneo.

Il terzo Bersagliere nella vita di Giuseppa, fu il figlio Domenico Patanè junior, nipote del primo e figlio del secondo. Domenico junior fu arruolato a metà del 1976 nell’XI Reggimento, (costituito nel 1883 a Caserta ed erede del 182° RGT Corazzato Garibaldi) ed assegnato al battaglione “Caprera”, all’epoca di stanza a Sacile e poi ad Orcenigo Superiore in quel di Pordenone.
Il periodo di leva di Domenico junior fu alquanto difficile poiché coincise per il Friuli, con il tremendo terremoto avvenuto a maggio. Il suddetto RGT Corazzato, erede di gloriosi reparti garibaldini e che portava come segno distintivo la cravatta rossa, fu impiegato ampiamente nelle operazioni di soccorso alle popolazioni friulane.
In casa Patanè – Licciardello si è sempre respirata aria bersaglieresca: l’immagine del nonno Domenico, arruolato nel II RGT, uno dei più conosciuti del Corpo e poi i tanti racconti di papà Alfio riferiti al suo periodo militare a Palermo sotto l’egida Mori, suscitavano la mia innata curiosità che poi si sarebbe estrinsecata da adulto nel mio interesse universitario per la Storia.

Un piccolo particolare: quando Domenico junior partì per Pordenone, papà Alfio, alquanto preoccupato ma molto orgoglioso di quella lontana destinazione, gli diede una somma che avrebbe dovuto utilizzare solo per comprare doppie piume per il suo cappello da bersagliere.
Giuseppa Licciardello era stata fiera di suo padre, ma lo era ancor di più del marito e poi del figlio poiché tutti quanti, durante la loro leva militare, in situazioni, tempi e luoghi diversi e particolari, avevano servito la Patria con fedeltà ed onore, parole che oggi i nostri governanti, “a tutt’altre faccende affaccendati”, nemmeno conoscono ed apprezzano nel loro effettivo significato.

Gli onori militari che la Sezione Bersaglieri di Acireale, (sorta nel 1928, ma con rappresentanze del Corpo cremisi in città già dal lontano 1863), ha voluto tributare all’Estinta, hanno ricordato e testimoniato i sacrifici dei bersaglieri di famiglia, inseriti in un contesto più ampio quale è stato quello del servizio militare a servizio di una Patria che purtroppo, e lo scrivo con una grande amarezza pensando a chi si è sacrificato nel passato per Essa, al giorno d’oggi di fatto non esiste più.

A me, arruolato nel Corpo nel 1972, ma senza leva attiva compiuta ed oggi Bersagliere onorario e anche storico della Sezione di Acireale, è toccato il compito di scrivere questo piccolo contributo documentato che ho steso con piacere ed anche con orgoglio filiale, cameratesco e bersaglieresco.

Antonio Patanè

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Comunicazione e chiarimenti ai nostri lettori. Il sito qui presente è una proprietà esclusiva di Gino David Leonardi, che non è un militare e non è socio in alcuna maniera dall’associazione nazionale bersaglieri, né della sezione di Acireale né di altre sezioni. Con...

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Ho il piacere di condividere nel sito della Sez. di Acireale “Cap. G. Martinez”, il lavoro di ricerca, che come appassionato di storia, specificatamente del periodo dello sbarco in Sicilia “Operazione Husky”, attraverso la consultazione e lo studio di pubblicazioni, ho realizzato quanto in allegato. Ho corredato il presente lavoro con tre foto, di cui una tratta da internet, con preghiera di citare la fonte, mentre per le altre scattate al momento. Ringrazio per la disponibilità e colgo l’occasione per inviare bersagliereschi saluti!!!
Magg. f (b) cpl. in cong. Alfio PAPPALARDO

U Santu Rizzareddu

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Giuseppa Licciardello ultima modifica: 2017-12-27T19:32:25+00:00 da Rosario Leonardi