MAIORA VIRIBUS AUDERE

(“ Osare con le proprie forze le maggiori Imprese”, motto del 3° reggimento bersaglieri)

Orazio D’Angelo nasce ad Acireale il 9/05/1918. La sua vita militare comincia con un periodo di servizio premilitare obbligatorio terminato il quale viene posto in congedo illimitato il 19/09/1938.
In seguito viene chiamato alle armi il 3/04/1939 e giunge a Milano il 5/04/1939, dove viene inquadrato nel 3° reggimento bersaglieri 20° battaglione 12° compagnia (ma non sarà l’inquadramento definitivo: prima dell’inizio della guerra viene assegnato alla 1°compagnia/bis il 24/04/1939 e poi alla 3° il 30/05/1939).

Figura 1: Orazio D’Angelo in divisa.

A seguito dell’entrata in guerra dell’Italia (10/05/1940) il 3° reggimento viene mobilitato nella battaglia delle alpi occidentali contro la Francia dove fa parte dell’offensiva italiana nei pressi di Cuneo. A seguito dell’armistizio tra Italia e Francia del 24/06/1940, smobilita il 14/07/1940 e rientra a Milano. E’ del 5/10/1940 la notifica della sua trattenuta alle armi.

Figura 2: stemma del 3° reggimento bersaglieri

Nella primavera 1941 il 3° reggimento compie in bicicletta il tragitto che lo porterà alla frontiera Jugoslava (Milano – Lago di Garda – Treviso – Udine).
In contemporanea Orazio D’Angelo viene assegnato alla 7° compagnia 3°squadra, assieme a quelli che saranno suoi commilitoni in Jugoslavia e in Russia. L’arrivo alla frontiera è datato 6/04/1941. Orazio D’Angelo riferisce di come i bersaglieri italiani disarmavano gli sconfitti soldati jugoslavi (togliendo il percussore dal moschetto e quindi impedendogli di sparare). Il percorso del 3° reggimento lo porta a Spalato dove si riunisce ai reparti italiani provenienti dall’Albania. La sua permanenza in Jugoslavia dura fino al 1/07/1941, data in cui il reggimento smobilita per rientrare presso il lago di Garda da cui successivamente partirà per la Russia. Il 24/07/1941 Il 3° reggimento viene aggregato allo CSIR (corpo di spedizione italiano in Russia). Il 28/08/1941 partecipa alla prima battaglia vinta da soli reparti italiani: si tratta della battaglia di Petrikowka sul Don, dove il 3° reggimento giunge in aiuto dell’81° fanteria impegnato in prima linea. Orazio D’Angelo riferisce il seguente aneddoto riguardo quei momenti:<<Ero posizionato in una buca per ripararmi dal fuoco nemico quando il sottotenente Mario La Vecchia mi chiamò ordinandomi di raggiungerlo: appena lasciai la posizione e mi avvicinai verso di lui un colpo di mortaio centrò in pieno la buca dov’ero riparato, in quell’occasione fui davvero fortunato>>.

L’avanzata continua verso il bacino del fiume Donetz. I tedeschi costruiscono rapidamente un ponte e il 6/10/1941 il fiume viene attraversato. La marcia prosegue con l’ausilio degli autocarri e il 20° battaglione di cui fa parte Orazio D’Angelo conquista da solo la città di Uljanovka perdendo negli scontri 14 commilitoni. Il 20/10/1941 il 3° reggimento conquista il centro ferroviario industriale di Stalino, precedendo la 4° divisione alpina tedesca. Qui il CSIR installa la sua base operativa, mentre l’avanzata tedesca arriva alle porte di Mosca. I reparti italiani si dirigono invece verso il centro industriale di Rikowo, conquistandolo nel mese di Novembre con un ingente bottino di guerra costituito da personale e materiali. Nei successivi giorni del 11 e 12 Novembre, i bersaglieri del 18° e 20° battaglione si lanciarono in aiuto dell’ 80° reggimento di fanteria, sottraendolo a sicuro annientamento. Nel frattempo sopraggiunge il terribile inverno russo, il più freddo mai registrato nei 50 anni precedenti. Le temperature scendono di decine di gradi sotto lo zero e le condizioni ambientali sono proibitive. Un ricordo personale di Orazio D’Angelo racconta di un gruppo di panzer IV tedeschi impegnati a sventare un attacco a tenaglia di cavalleria russa (cosacchi).

Figura 3: Orazio D’Angelo in piedi in divisa da bersagliere

Durante il freddo inverno i russi attaccano le posizioni occupate dai bersaglieri (si tratta della Battaglia di Natale, combattuta dal 25/12/1941 al 31/12/1941) ma nonostante la netta inferiorità numerica e le avverse condizioni climatiche il CSIR riesce a mantenere il caposaldo di Stalino. Di quel periodo Orazio D’Angelo racconta due interessanti aneddoti. Il primo riguarda la cattura di un vitello: <<catturammo un vitello, lo uccidemmo e ne mettemmo un pezzo per uno nelle gavette per cucinarlo e sfamarci; tuttavia la frequenza del fuoco nemico che continuò imperterrito tutta la notte non ci consentiva di cuocerlo adeguatamente. Il sottotenente Speranza (allora graduato di truppa) colmo di risentimento per la situazione ebbe una brusca reazione e pronunciò le seguenti parole che mi rimarranno impresse per sempre: <<Siamo un branco di pecore, un popolo non sostiene il governo, e il governo che non è capace di sostenere il popolo>>.

 

 

Figura 4: avanzata dello CSIR in Russia

Il secondo aneddoto riguarda la notte di Capodanno del 1941. Per festeggiare la fine dell’offensiva russa e l’anno nuovo i tedeschi, senza avvisare gli alleati italiani, decidono di festeggiare con bordate di artiglieria, cannonate e colpi di proiettile, allarmando i reparti dei bersaglieri (salvo poi comunicare successivamente la decisione dei festeggiamenti).

 

Le posizioni conquistate dai bersaglieri rimangono salde e il 3° reggimento trascorre tutto l’inverno nei pressi di Stalino.

Al contrario dei tedeschi, forniti di mezzi corazzati all’avanguardia, i reparti italiani erano male equipaggiati e spesso a piedi: per questo motivo, rimangono nelle retrovie rispetto ai tedeschi e riprendono l’avanzata solo alla fine dell’inverno, quando la neve si scioglie. Nel maggio del 1942, il Reggimento con gli altri reparti della 3° Divisione celere, penetra profondamente nello schieramento avversario occupando Millerovo, centro del bacino minerario di Bocovo Antrazit e raggiungendo, dopo una marcia di oltre 450 km, la riva destra del Don nell’ansa di Serafimovic con l’obiettivo di recidere una consistente testa di ponte russa. Il 30/07/1942 il 20° battaglione occupa la stessa città di Serafimovic. 6°,7° e 8° compagnia, tra cui Orazio D’Angelo, occupano la città per primi, non incontrando praticamente resistenza, mentre la 5° compagnia trova dei nemici e si attarda. Orazio D’Angelo riferisce che nell’aspettare i compagni della 5°, i commilitoni si siedono a terra sul ciglio di una strada. Dei soldati russi tardivamente sopraggiunti, vedendo i bersaglieri seduti e credendoli prigionieri (e quindi disarmati) aprono il fuoco contro di loro, ma non appena i bersaglieri rispondono al fuoco nemico i russi fuggono via. Il 2/08/1942 un’offensiva nemica fa ripiegare i bersaglieri: durante i combattimenti un proiettile a grappolo ferisce Orazio D’Angelo che viene colpito al dito anulare della mano sinistra con schegge sul petto. Nel ripiegare, D’Angelo trova un commilitone ferito e non in grado di camminare: decide di sollevarlo di peso e di trasportarlo sulla schiena verso l’ospedaletto di campo. Purtroppo lo trova abbandonato, quindi continua a ripiegare (ferito e camminando carponi per evitare il fuoco nemico) con il commilitone sulle spalle. Rendendosi conto che di quel passo sarebbero morti tutti e due, decide di lasciare il compagno in un punto riparato e di ripiegare da solo: un’azione che gli ha salvato la vita ma di cui ha ancora rimorso dopo 75 anni.

Riunitosi alla truppa, D’Angelo incontra un ufficiale che, vedendolo ferito, lo fa caricare sul camion di trasporto dei feriti che lo porta verso l’ospedale militare tedesco. Giunto all’ospedale, il medico tedesco che lo prende in cura vuole staccare l’unghia del dito medio  (ormai quasi saltata), senza nessun tipo di anestesia, dal dito di D’Angelo, che però rifiuta vigorosamente e si fa soltanto fasciare il dito offeso che in seguito si infeziona.

Arrivato in un ospedale militare italiano, il medico decide di inviare D’Angelo in licenza di convalescenza per 40 giorni (decisione suffragata dalle ferite che lo rendevano inabile al combattimento e dal fatto che, essendo partito con il primo corpo di spedizione, la permanenza di D’Angelo al fronte era durata 14 mesi durante i quali non ha potuto usufruire di licenze). A Stalino il treno ospedale “croce di Malta 3° Savoia” arriva un mese dopo il ferimento, il 4/09/1942.

Da qui inizia un lunghissimo tragitto di 8 giorni e 7 notti che riporta i feriti in Italia, a Rimini, dove inizia un periodo di quarantena lungo 15 giorni per valutare se avessero riportato malattie infettive o complicazioni come la tungiasi (pulce penetrante).

Figura 5: carabiniere e bersagliere “carabiniere aggiunto”, La Domenica del Corriere

Finita la quarantena torna in licenza in Sicilia, a seguito della quale fa rientro a Milano. Qui nel Novembre 1942 fa la spola tra l’ospedale militare, l’infermeria del corpo, un periodo di licenza di convalescenza di 15 giorni per poi essere nuovamente assegnato al Deposito di Lodi il 3/01/1943. Dall’8/03/1942 al 12/03/1942 è nuovamente in cura all’ospedale Luigi Sforza di Milano, e a seguito della sua dimissione viene trasferito al deposito del 9° reggimento bersaglieri 278° di Cremona, fino a quando è ritrasferito in Sicilia presso Termini Imerese (Pa) il 27/5/1943 (e ivi giunto il 30/05/1943) nel ruolo di “carabiniere aggiunto” (Speciale categoria di militari di truppa dell’Esercito destinati a rinforzare in caso di necessità l’organico ed il servizio dei Carabinieri).

Da sottolineare che in quelle date la Sicilia era considerata a tutti gli effetti zona di guerra a causa dei bombardamenti alleati (parte cruciale dell’ “operazione Husky” che poi culminò con lo sbarco alleato in Sicilia. Dai bombardamenti non viene risparmiata la postazione mantenuta da D’Angelo che “sopravvive miracolosamente” a uno di questi nel Giugno 1943.

A proposito del suo trasferimento a Termini Imerese, Orazio D’Angelo racconta il seguente aneddoto: <<Originariamente io e un’altra ventina di commilitoni siciliani dovevamo essere inviati in Montenegro a combattere contro il maresciallo Tito, ma contemporaneamente si stava organizzando il trasferimento di 20 commilitoni del Nord in Sicilia. Allora io e i miei commilitoni siciliani protestammo vigorosamente nei confronti dell’ufficiale in comando, e ottenemmo di essere trasferiti in Sicilia>>.

A seguito della confusione generale dovuta allo sbarco alleato in Sicilia e soprattutto all’armistizio di Cassibile del 3/9/1943 lo stesso Orazio D’Angelo viene considerato “sbandato” e considerato in licenza straordinaria dal 9/9/1943 al 21/4/1945, data in cui viene posto in congedo illimitato chiudendo il capitolo della sua vita relativo alla difesa della patria. Per i servigi resi alla patria è stato insignito della Croce al merito di guerra assieme ai suoi commilitoni.

Fonti:

– memorie personali di Orazio D’Angelo

– wikipedia

– libro “Cinquecento giorni coi bersaglieri del 3° rgt.  al fronte russo” di Dante Mercalli

www.assobersaglieri.it/3°reggimento

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